Draghi, buona la prima
Due giorni fa, mentre il Bundestag e la cancelliera Angela Merkel chiedevano alla Banca centrale europea (Bce) di interrompere l’acquisto di bond statali di paesi in difficoltà dell’Eurozona, il presidente in pectore della Bce, Mario Draghi, nel suo ultimo discorso come governatore della Banca d’Italia, rivendicava la flessibilità della politica della Bce, svincolandosi così sin da subito dal sospetto di tutoraggio della Germania.

Due giorni fa, mentre il Bundestag e la cancelliera Angela Merkel chiedevano alla Banca centrale europea (Bce) di interrompere l’acquisto di bond statali di paesi in difficoltà dell’Eurozona, il presidente in pectore della Bce, Mario Draghi, nel suo ultimo discorso come governatore della Banca d’Italia, rivendicava la flessibilità della politica della Bce, svincolandosi così sin da subito dal sospetto di tutoraggio della Germania.
Draghi lo ha potuto fare, dando un contributo non irrilevante alla ripresa di fiducia da parte delle Borse europee e internazionali, innanzitutto per una questione formale che nella tematica monetaria è di sostanza. Per statuto, infatti, la Bce è autonoma dalle mozioni politiche, e i tedeschi lo dovrebbero sapere bene; una mozione del Bundestag che detti la linea all’Eurotower, dunque, è irricevibile. D’altra parte il Fondo europeo che dovrebbe comprare titoli di stato dei paesi dell’Eurozona per difendere i corsi non è ancora operativo per questo compito.
Ora interviene a favore della Grecia con un’autorizzazione del Consiglio europeo che l’ha subordinata a un haircut del 50 per cento dei titoli di stato di Atene posseduti delle banche. E ciò può far supporre che chi possiede titoli degli stati dell’Eurozona non potrà sperare che l’Europa se ne accolli l’intero valore ufficiale, anche se il taglio di tipo greco è un caso limite. Dunque, passata la prima ondata di euforia, i mercati potrebbero continuare a essere timorosi di acquistare titoli dell’Italia o della Spagna. Così il compito della Bce di stabilizzare i corsi di tali titoli, qualora abbiano assunto un livello patologico rispetto alla realtà, non è svanito.
Ma soprattutto, e questo è il ragionamento sostanziale, il contrasto mediante una politica monetaria espansiva della discesa dei valori dei titoli di stato europei, dovuta non a una crisi di solvibilità ma a una crisi di liquidità come quella attuale che interessa Italia e Spagna, rientra fra i compiti dell’autorità monetaria anche secondo la teoria monetarista di Milton Friedman. E’ stato lui infatti, e non John Maynard Keynes, a dimostrare con i suoi studi che la crisi del 1920 è stata aggravata e prolungata dalla politica anti espansiva e fuori tempo della Federal Reserve. Sarà bene che la Bce non ripeta gli stessi errori, magari sotto le pressioni indebite di un rigorismo troppo interessato per essere utile.